Lavoro: lo strano caso di Amazon a Passo Corese, vicino a Roma

Le telecamere di La7 documentano le assurde condizioni di lavoro precario nel centro di distribuzione Amazon di Castel San Giovanni (Piacenza). Se il buongiorno si vede dal mattino, il secondo stabilimento italiano, che è in costruzione tra Roma e Rieti, non lascia ben sperare. E sono ancora più oscure le previsioni riguardanti il terzo polo logistico in costruzione a Vercelli, in Piemonte.


Annunciata con grande enfasi da amministratori locali, regionali e nazionali, la costruzione del nuovo polo logistico Amazon di Passo Corese — frazione di Fara Sabina, facilmente raggiungibile da Roma uscendo al casello autostradale di Fiano Romano — sta già suscitando aspre polemiche sulla creazione delle fantomatiche migliaia di posti di lavoro e sulle modalità di assunzione.

L'azienda ha comunicato che finora sarebbero state assunte dieci persone a tempo indeterminato: peccato però che nell'unico sito ufficiale non ci sia stata la possibilità di candidarsi per ruoli nella regione Lazio. Il personale assunto a tempo indeterminato, quindi, proverrebbe da altre aree d'Italia — principalmente Milano — oppure dall'estero, ed è stato segnalato tramite i canali interni dell'azienda. In effetti, l'unico annuncio di lavoro indirettamente riconducibile a "Passo Corese", nel senso che riguarda il centro di smistamento di Passo Corese ma quest'ultimo non è specificato come sede fissa di lavoro, richiede lauree e specializzazioni rilasciate solo dal governo del Regno Unito, che nessun italiano ha. Si presume, pertanto, che l'annuncio sia indirizzato a un pubblico britannico. Nulla a che vedere con le migliaia di posti di lavoro per i giovani della zona, di cui parlavano Zingaretti e Renzi pochi mesi fa. Quest'ultimo aveva anche annunciato uno "storico" accordo a Napoli con Apple — altro colosso dell'elusione fiscale — riguardante più di 500 ipotetici posti di lavoro a tempo indeterminato per giovani, che finora si è però concluso con 10 assunzioni a tempo determinato (il cui contratto, nel frattempo, è già scaduto). Si è poi scoperto che i propagandati posti di lavoro sono in realtà corsi di formazione professionale, senza alcuna garanzia di assunzione. Siamo alle solite: chiacchiere, insulti all'intelligenza, accordi che probabilmente nascondono realtà ben diverse tenute nascoste ai cittadini, illusioni e propaganda in libertà.

Dalla redazione abbiamo pure contattato direttamente i recruiter di Amazon, in Italia e all'estero, i quali — giustamente — ci hanno risposto che, poiché lo stabilimento non esiste ancora, non sono autorizzati a effettuare colloqui o a raccogliere curriculum.

Chi invece sta raccogliendo "curriculum" è un'agenzia interinale della zona di Frosinone, incaricata da Amazon di cercare i "picker", termine inglese che sta a indicare i classici facchini. Lo stabilimento Amazon di Castel San Giovanni, attivo dal 2011, ha centinaia di facchini, tutti reclutati tramite agenzia interinale con brevi contratti di somministrazione di lavoro: come spiega l'agenzia stessa, la durata temporale media, sostanzialmente, è di 15 giorni, moltiplicabili a seconda delle esigenze del cliente, cioè Amazon. Di fatto, nessuna di queste centinaia di persone è un dipendente di Amazon, perché, come spiega bene l'agenzia interinale, Amazon non è un datore di lavoro, ma è un cliente dell'agenzia. Inoltre, poiché Amazon stessa dichiara che la merce in più della metà del magazzino viene già movimentata da robot senza la presenza di alcun operatore umano, si intuisce che l'azienda non abbia alcun interesse ad assumere magazzinieri — men che meno a tempo indeterminato — poiché, in un futuro non lontano, potranno essere tutti rimpiazzati dai robot, inventati proprio per eliminare la maggioranza del personale.

Amazon Italia: stipendi bassi e talvolta non pagati

Volete sapere quanto vengono pagati? Ce lo riferiscono i lavoratori stessi, all'uscita dallo stabilimento, in questo servizio della trasmissione La Gabbia di La7, intitolato "Viaggio dentro il modello di lavoro Amazon: se non resisti ai ritmi del lavoro massacrante e sottopagato sei fuori". Le recensioni e opinioni più attendibili sono sempre quelle di chi ha esperienza diretta, cioè di chi ci lavora. Gli intervistati descrivono anche le condizioni di lavoro, molto simili a quelle di alcune fabbriche delle campagne cinesi. Buona visione… si fa per dire.

Aggiornamento di settembre 2017: si inizia a lavorare nella sede Amazon di Passo Corese e arrivano le tristi conferme

Un anno dopo la prima stesura dell'articolo, la sede Amazon di Passo Corese (ricordiamo che è una frazione di Fara in Sabina, tra Rieti e Roma) sta per aprire i battenti, e annuncia trionfalmente che "sono stati assunti 400 picker con contratto a tempo indeterminato di tipo "Jobs Act", che diventeranno 1000 (a tempo determinato, generalmente multipli di 15 giorni) nei periodi di picco", cioè tra Natale e capodanno. Viene definitivamente confermato, quindi, che Nicola Zingaretti (presidente della Regione Lazio) e Matteo Renzi (l'allora presidente del consiglio dei ministri) avevano raccontato un mucchio di balle, poiché i loro migliaia di posti non ci sono e non ci saranno mai. I facchini a tempo determinato, in numero più ridotto rispetto agli iniziali proclami di Amazon, non sono dipendenti diretti di Amazon, ma vengono assunti da un'agenzia esterna, che a sua volta può fare da tramite per una cooperativa. Non è ben chiaro se, in realtà, dietro la cooperativa ci sia la stessa Amazon (mascherata dietro scatole cinesi e prestanomi vari) ma il discorso si farebbe troppo complicato.

Se infine doveste avere la sfortuna di imbattervi in qualche manager di Amazon, il quale sicuramente inizierà a mentire, negando spudoratamente quanto riportato in questo articolo, ponetegli la seguente semplice domanda: "Ah sì, Amazon ha assunto migliaia di persone? Bene, allora perché non tirate fuori i contratti di lavoro, così li leggiamo insieme?" Vedrete che se la darà subito a gambe, e il motivo è banale: non esiste alcun contratto di lavoro con Amazon. Altro che migliaia di posti di lavoro.

Aggiornamento stipendi novembre 2017

Un facchino — o "picker" per dirla alla Amazon — del magazzino/centro distribuzione di Passo Corese (Rieti/Roma) ci scrive in una email che il suo stipendio, che dovrebbe essere erogato dalla cooperativa esterna di cui è dipendente, è di €500/mese (giudicate voi). Usiamo il condizionale "dovrebbe" perché in realtà devono ancora pagargli le ultime due mensilità, e ci racconta che in linea di massima per farsi pagare lo stipendio deve sistematicamente litigarci. Il nostro amico chiude l'email con la frase "Si guadagna di più andando a cogliere le olive" — in effetti siamo a novembre, e l'olio della Sabina è rinomato in tutto il mondo. Benvenuti nel fiabesco mondo del lavoro di Amazon.

Redazione online